Undici milioni di persone, pari al 18.6%, a rischio povertà in Italia.
Oltre un quinto della popolazione in Italia dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà.
In aumento la povertà energetica, l’incapacità di riscaldare adeguatamente l’abitazione o di utilizzare servizi energetici essenziali: dal 7,7 per cento nel 2022 al 9,1 per cento nel 2024.
Ma anche un pasto proteico ogni due giorni diventa difficile per oltre 5 milioni di persone.
Oltre un quarto di italiani ha difficoltà a far fronte a spese impreviste.
E quanto emerge dal rapporto annuale Istat 2026 presentato nei giorni scorso a Roma alla presenza del presidente della Repubblica idall’Istituto di statistica che compie 100 anni.
Il titolo di studio, si legge nel report, emerge come il principale fattore di protezione: la povertà assoluta colpisce il 15,1 per cento delle persone di 25 anni e più con al
massimo la licenza media contro il 2,3 per cento dei laureati.
Un’Italia in cui nel biennio 2024-2025, le famiglie composte da una sola persona rappresentano oltre un terzo del totale (37,1 per cento) e comprendono un quinto della popolazione adulta (9,9 milioni di individui).
Gli over 65, relaziona il report, costituiscano ancora il 46,5 per cento delle persone che vivono sole (prevalentemente donne vedove). Si registra un incremento del fenomeno anche nelle età centrali (35-64 anni), “legandosi almeno in parte alla crescente instabilità coniugale (tra le persone sole i separati/divorziati sono il 24,7 per cento)”.
Evidenzia il reporto Istat 2026: “Le prospettive economiche per il 2026 sono condizionate dall’aggravarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno determinato negli ultimi mesi una forte risalita dei prezzi energetici (oltre 120 dollari al barile il Brent ad aprile) e una ripresa delle pressioni inflazionistiche. Il clima di fducia dei consumatori ha subito un forte peggioramento a partire da marzo, mentre le imprese sembrano prefigurare una maggiore resilienza, mostrando però anch’esse un deterioramento della fiducia ad aprile”.
Un occupato su dieci, in Italia, è a rischio di povertà lavorativa.Nel 2025, risulta a rischio di povertà lavorativa il 10,2% degli occupati tra i 18 e i 64 anni, sostanzialmente invariato rispetto al 10,3% del 2024. Le donne presentano un rischio di povertà lavorativa inferiore a quello degli uomini (8,2% contro 11,7%), nonostante abbiano una maggiore probabilità di avere un lavoro a basso reddito.



