Lega “Senza Salvini ma con Salvini”. E con Ucraina casus belli di Governo

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Non è servito un discorso da statista a Matteo Salvini per essere rieletto segretario della Lega non più Salvini Premier ma Lega Italia Federale.

Una Lega “Senza Salvini ma con Salvini”, come ha sottolineato in congresso lo stesso vicepremier nonché ministro dei trasporti nel governo Meloni.

Rispolverando il marchio proposto da Umberto Bossi nel 1994 che “Tiene insieme passato, presente e futuro” e pure il titolo dell’Unità che nel 1994 lo annunciava.

A Salvini è bastato attaccare giornalisti, Renzi e Schlein.

Promettere “Mai più”, gridato tre volte, insieme al Pd: “Mi pento amaramente dell’errore fatto e me ne assumo tutta la responsabilità entrando nel governo Draghi col Pd”.

E soprattutto proclamare: “Questo congresso con la mozione approvata mi darà mandato per andare in Consiglio dei ministri con la posizione della Lega: non possiamo continuare a mandare soldi e armi in Ucraini”.

Aggiungendo Salvini: “Non vorrei che una parte di questi soldi fosse finita a qualche funzionario corrotto vicino a Zelensky”.

Aprendo così un casus belli Ucraina nel governo Meloni.

Una posizione quella di Salvini, no armi e soldi all’Ucraina, non diversa da quella di Vannacci, ora leader di Futuro Nazionale, suo ex vicesegretario in Lega quando era ancora Salvini Premier.

E non diversa nella sostanza dalla posizione Ucraina di Conte, leader M5S.

Con la differenza che Vannacci e Conte non stanno governando. E non sono attuali responsabili dell’invio di soldi e armi in Ucraina.

E dunque Salvini, che invece di questo governo Meloni è vicepremier, può pesare in CdM tutto il peso leghista con cui da neo segretario di Lega Italia Federale si è preso l’impegno di chiedere stop soldi e armi e Ucraina.

Sembra però che la premier Meloni, non abbia così gradito l‘esternazione congressuale del suo vicepremier su Ucraina e Zelensky.

La certezza è che Antonio Tajani, l’altro vicepremier nonché ministro Esteri, al proclama di Salvini ha replicato: “È pronto già il prossimo pacchetto di tipo militare che invieremo quanto prima a Kiev”.

Mentre dà il benvenuto in Forza Italia alla deputata Simonetta Matone, ex magistrata.

Matone dopo la rielezione di Salvini saluta Salvini stesso e la Lega.

Mentre Salvini, da leader Lega Italia Federale, in caso di vittoria con le politiche 2027 da attuale ministro Trasporti può invece puntare al Viminale.

Panni, quelli ora vestiti da Piantedosi, che Salvini è sembrato un po’ provare a indossare nei giorni scorsi a Milano, mentre il blocco dei tir fermava il sud con scaffali di supermercati e distributori di benzina vuoti a Napoli.

Ha evitato accuratamente per essere rieletto  Salvini nel suo intervento al congresso presieduto da Fontana, presidente Camera dei Deputati, ogni riferimento al suo ex vice Vannacci.

Ha evitato accuratamente di mostrare come la Lega ancora Salvini Premier dal 34% delle Europee 2019 sia passata più o meno al 6% dei sondaggi politici attuali.

E di mostrare come in Toscana la Lega sempre Salvini Premier sia stata falcidiata nei Consigli Comunali nel 2024.

Ed eliminata nel Consiglio regionale che in ottobre 2025, con Vannacci responsabile di quella campagna elettorale Lega Toscana, ha eletto un solo consigliere poi passato con Futuro Nazionale.

Ha mostrato invece Salvini com’era la Lega nel 2013 “Governava in tre regioni con 200 sindaci”.

E come nel 2026 “governiamo 14 regioni. Abbiamo 550 sindaci e 396 vicesindaci”.

Un po’ di attacco ai giornalisti “servi che anche oggi stanno scrivendo caz…e. La stampa non ci ha mai aiutato. Ho chiesto io di lasciarli al piano di sotto per non inquinare delegati e militanti. Gente che da 40 anni cerca di stroncare la Lega. Non si aiuta la Lega con le interviste“.

Un po’ contro Matteo Renzi: “Noi con lui non abbiamo né arroganza, né supponenza, né spocchia. E neanche dichiarazione dei redditi perché invece di occuparsi dei cittadini di Firenze si occupa di fare business in giro per il mondo”.

Renzi preso come riferimento nel suo intervento da Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato della Lega: “E’ vero che non siamo il Pd, ma evitiamo di fare come il partito di Renzi che dal 40% è arrivato al 2%”.

Una spruzzata di Elly Schlein parlando di sanità e scuola: “Schlein ci dà lezioni che non è in grado di darci”. Poi: “Siamo passati da Belinguer a Schlein”

L’affermazione salviniana per cui “La sinistra non vuole milioni di immigranti perché è buona. Ma perché vuole schiavi sottopagati che portano sushi alle due di notte nella Ztl del centro di Milano”.

Il punto fermo “Ius soli e ius scholae non saranno mai approvati dalla maggioranza con la Lega al Governo”.

L’annuncia di una segreteria politica Lega e una consulta dei sindaci.

E col mandato del congresso il vicepremier Salvini, neo segretario di Lega Italia Federale, è pronto ad approdare in Consiglio dei ministri: “Non possiamo continuare a mandare soldi e armi in Ucraina“.

 

 

 

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