Nel giro di poche ore nel campo largo/progressista succede quello che non è successo nei mesi precedenti.
In un tutti contro tutti in cui alla fine il testardamente unitario sembra essere Matteo Renzi e non Elly Schlein che da mesi ormai si definisce tale.
Renzi, ex segretario Pd, conclude dalla sua Leopolda con tanto Pd a Firenze: “Se il centrosinistra sta unito, la partita è chiusa. Vinciamo noi. Il calcio di rigore ce lo abbiamo noi. C’è un bivio. O Meloni vince e poi va al Quirinale e si prende tutto. Oppure va a casa. La partita non riguarda noi, è secca: o Meloni va al Quirinale o va a casa. Io lavoro perché vada a casa”.
Evidenziando l’ex premier: “Le cose che ci uniscono anche con M5S e Avs, e ovviamente con il Pd, sono molte di più di quelle che ci dividono“.
Poi il leader di Italia Viva, scatenando le ire di Tajani: “Il mio è un grande appello anche ai riformisti di Forza Italia: lasciate Forza Italia e venite con noi. Non è casa vostra il partito, la coalizione che scommette sul sovranismo. Non potete stare con chi nega l’Europa. Le porte sono aperte. Venite a darci una mano. Anche in minigonna”.
In un contesto in cui dunque nel giro di poche ore nel campo largo/progressista succede quello che non è successo nei mesi precedenti.
Un puzzle da comporre in cui è l’Ucraina il vero punto su cui si gioca la partita sia all’interno del Pd, sia in coalizione.
Che non può essere punto programmatico veicolato solo da un’invocazione di pace come da un palco di Miss Italia.
Punto imprescindibile per Conte, leader M5S, con stop invio armi a Zelensky.
A cui nel Pd somigliano le dichiarazioni di Virginia Libero, segretaria giovani dem.
E che è questione di negoziatore europeo per Elly Schlein, che non entra nel merito in direzione Pd.
Schlein alle prese con l’ala minoritaria riformista Pd che dalle armi a Zelensky non intende muoversi e che come Schlein vuole candidarsi alle primarie per designare il candidato premier di coalizione.
Per Renzi dalla Leopolda “Come ha detto Pier Ferdinando Casini: l’Ucraina non si svende, l’Ucraina si difende”.
Mentre Fratoianni e Bonelli, leader AVS che non si sono a oggi mai posti come elementi di contrasto, non hanno dubbi che verrà trovata una convergenza.
Ora, una convergenza tra tutti e su tutto in coalizione progressista andrà trovata. E il puzzle tra tutti andrà composto.
A meno che sempre tra tutti non si pensi che il programma per vincere le politiche 2027 sia quello anti Meloni, a cui Schlein ha dedicato buona prima parte della sua relazione in direzione Pd.
Con Meloni che si è sentita in dovere di replicarle via social: “Elly Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani. P.S. Ah, e ovviamente lo fa elencando dieci falsità“.
Intanto la leader Pd Elly Schlein dalla direzione Pd punta il dito, senza nominarlo, verso Conte. “Noi siamo pronti. Possiamo partire anche subito. Basta che siamo tutti. Dobbiamo affinare il programma comune insieme a tutta l’alleanza progressiste che già governa nei territori. Prima il programma comune, poi la guida”.
Per poi sostenere, evidentemente riferendosi al Conte: “C’è chi legittimamente ha annunciato un proprio percorso che si è concluso solo a settembre. Noi il nostro lo abbiamo fatto a febbraio, per essere pronti subito dopo il referendum. Per noi coinvolgimento e partecipazione popolari sono irrinunciabili. E si scrive con tutta l’alleanza. Sapendo che bisogna essere inclusivi ma che uno non vale uno”.
Programma da portare a un tavolo di coalizione che, dopo un percorso pubblico condiviso, a oggi ha presentato solo Conte.
Tavolo di coalizione a cui un Renzi strategico ha annunciato sarà presente Maria Elena Boschi e non Renzi stesso.
Con Conte che subito replica a Schlein: “Io credo a questo punto che la strada sia ben chiara, non ci sono alternative, sarà la strada delle primarie, perché dobbiamo sempre preferire la direzione di una partecipazione democratica”.
Aggiungendo “Non mi presto a un progetto annacquato”.
E chiedendo a Schlein di farsi garante rispetto a Renzi. Che, ricordiamo, ritirando le ministre Bellanova e Bonetti e il sottosegretario Scalfarotti, in piena emergenza Covid aprì la crisi che portò alle dimissioni di Conte bis e spalancò le porte a Draghi.
Renzi prima sostiene Schlein su “uno non vale uno”. Poi, nel citare Clint Eastwood dicendo che chi vuole una garanzia si compri un tostapane, rispedisce al mittente la richiesta di garanzie di Conte: “Non ho bisogno di dare garanzie. Facciamo un contratto alla tedesca”.
Aggiungendo nell‘intervento finale alla Leopolda: “Anche io chiedo delle garanzie a Conte. Chiediamo 3 garanzie: mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri e che non staremo mai dalla parte di Donald Trump”.
Per poi chiudere Renzi in modalità testardamente unitaria “Mi vengono chieste delle garanzie. In politica non ci sono garanzie ma le riflessioni che fa Conte sono comprensibili e io vorrei lanciare un ramoscello di pace. Ma Elly Schlein è la persona meno adatta a fare la garante per me. Elly Schlein viene da una storia diversa dalla mia e ha avuto il coraggio di affrontarmi quando io qualsiasi cosa dicevo ero il vate, ero il guru. Lei non era d’accordo e se ne è andata e questo io lo apprezzo. Quindi Elly Schlein non può essere quella che ‘garantisce’ per me. Cosa lo fa? Un programma serio, un contratto alla tedesca”.



