PISA – La città di Pisa ha ospitato ieri una giornata di studio e confronto focalizzata sui risultati e sulle prospettive dei Dottorati Pegaso. Al centro del dibattito, a cui hanno preso parte docenti, dottorandi e rappresentanti degli atenei regionali insieme all’assessora toscana alla cultura, università e ricerca Cristina Manetti, c’è la ferma volontà di arginare l’esodo delle intelligenze, puntando sull’alta specializzazione per arricchire il tessuto accademico e produttivo locale.
I numeri di una strategia a lungo termine
L’iniziativa, supportata economicamente attraverso il Programma regionale FSE+, si configura come un vero e proprio pilastro per la Regione, concepito con il preciso scopo di spingere l’innovazione scientifica e garantire un’occupazione qualificata. I dati relativi agli ultimi tre lustri tracciano un bilancio inequivocabile: l’amministrazione ha mobilitato circa 70 milioni di euro in quindici anni. Questo sforzo finanziario ha permesso di attivare 251 corsi di dottorato su scala regionale, sostenendo il percorso accademico e professionale di oltre 1.200 giovani laureati.
Le dichiarazioni l’impatto sul territorio
Un impegno politico ed economico rivendicato con forza dall’assessora Manetti, che ha evidenziato l’importanza di fornire occasioni di crescita di altissimo livello: “Per la Regione Toscana investire nei dottorati Pegaso è una scelta precisa e convinta. Crediamo nella formazione post-laurea altamente specializzata perché crea competenze e opportunità. In quindici anni abbiamo investito circa 70 milioni di euro in questi percorsi e i risultati dimostrano che è stato un investimento giusto”.
La logica alla base della misura è anche quella di innescare una rete di collaborazione tra le diverse università toscane, creando le condizioni affinché le competenze acquisite non vengano disperse altrove. A tal proposito, Manetti ha sottolineato: “Questi percorsi rappresentano anche un modo virtuoso per unire le competenze delle nostre università e rafforzare il rapporto tra gli atenei e il territorio. Per noi è particolarmente importante vedere che molti giovani, dopo il dottorato, trovano lavoro e scelgono di rimanere in Toscana. È una sfida fondamentale, perché troppo spesso investiamo nelle competenze e poi vediamo i nostri talenti andare all’estero”.
Un’attrattiva oltre i confini nazionali
Oltre a trattenere i professionisti formatisi sul territorio, il sistema della ricerca regionale dimostra una forte vocazione internazionale. Il livello degli atenei toscani spinge infatti numerosi studiosi provenienti da altri Paesi a trasferirsi in Italia e, in molti casi, a stabilirsi definitivamente al termine degli studi.
“È motivo di orgoglio – ha concluso la rappresentante della Giunta regionale – vedere tanti studenti stranieri scegliere la Toscana per il proprio percorso di ricerca e decidere poi di restare qui. Significa che stiamo costruendo un sistema universitario e della ricerca capace di essere competitivo e attrattivo”.



