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Firenze da record trainata dai farmaci, ma l’export senza il comparto scivola in negativo: pesa l’incognita cinese

Dati straordinari sulle spedizioni commerciali internazionali della provincia. Rilevati forti acquisti asiatici ed una decrescita degli altri settori

FIRENZE – Un anno da primato, ma caratterizzato da profonde polarizzazioni interne. Il 2025 dell’economia fiorentina si chiude con numeri da capogiro sul fronte del commercio internazionale, celando però una fortissima dipendenza da un singolo settore e da specifiche rotte di approvvigionamento.

I numeri: record nazionale, ma si assottiglia il surplus

La fotografia scattata dal Centro studi della Camera di commercio cittadina su dati Istat mostra una provincia capace di conquistare il gradino più alto del podio in Italia per crescita delle esportazioni, segnando un +41,4%. In termini assoluti, le vendite all’estero hanno raggiunto quota 34,254 miliardi di euro (con un balzo in avanti di oltre 10 miliardi rispetto all’anno precedente), piazzando Firenze al secondo posto nazionale per controvalore, alle spalle della sola Milano.

Tuttavia, la bilancia commerciale ha visto restringersi il proprio saldo positivo, passato dai 10 miliardi del 2024 agli attuali 7 miliardi. A pesare è stato il raddoppio quasi esatto delle importazioni, schizzate da 14,174 a 27,180 miliardi di euro.

L’illusione ottica: il traino del farmaceutico e la frenata del resto

A determinare queste cifre è la combinazione di due fattori cruciali: le performance del polo farmaceutico e l’importazione di materie prime dall’Asia. Nel corso del 2025, le vendite di farmaci oltre confine sono passate da 8 a 18,7 miliardi di euro, arrivando a coprire da sole il 54,5% dell’intero export provinciale. Il peso di questa eccellenza è tale da ribaltare completamente le statistiche: scorporando il dato del farmaceutico dal calcolo totale, l’export fiorentino non registrerebbe affatto il primato del +41,4%, ma sprofonderebbe in territorio negativo, segnando un preoccupante -4,7%.

L’exploit della Cina

Per sostenere simili ritmi produttivi, le aziende fiorentine hanno dovuto acquistare massicce dosi di principi attivi e componenti farmacologici, rivolgendosi in modo particolare alla Cina. Gli acquisti dal Paese asiatico hanno registrato una crescita monstre dell’824,5%, per un valore di 7,9 miliardi (di cui ben 7,1 legati esclusivamente ai farmaci). Questa impennata ha trasformato Pechino nel secondo fornitore assoluto del territorio fiorentino con una quota del 29,3%, superando l’Irlanda (7,3%) e posizionandosi dietro solo agli Stati Uniti (44,1%).

Le prospettive e i rischi geopolitici

Il segretario generale della Camera di commercio di Firenze, Giuseppe Salvini, ha inquadrato questi volumi come la prova inequivocabile del ruolo di eccellenza assunto da Firenze nel panorama della trasformazione farmaceutica e biotecnologica. Un primato di alta gamma che, avverte Salvini, andrà difeso con forza dai tentativi di sottrazione da parte dei competitor.

Allo stesso tempo, questa profonda integrazione con le reti di fornitura internazionali espone l’industria locale a notevoli fragilità logistiche, rese ancor più acute dalle attuali tensioni in Medio Oriente. Un’instabilità geopolitica che, conclude Salvini, rischia di minacciare anche i buoni segnali emersi nella fase conclusiva del 2025 da altri comparti strategici: negli ultimi mesi dell’anno, infatti, si è assistito a un risveglio del settore moda (calzature +11,6%, abbigliamento +6,5%, maglieria +4,3% e pelletteria +0,4%) e delle macchine di impiego generale.

© Riproduzione riservata

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