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Terzo mandato bocciato, Lega ko. Maggioranza spaccata. Pd pure

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Terzo mandato bocciato, Lega ko. Maggioranza spaccata. Pd pure.

Non si spacca soltanto la maggioranza che con Fratelli d’Italia e Forza Italia vota no al terzo mandato proposto da Lega Salvini per i governatori in commissione affari costituzionali del Senato.

Con la Lega che ritira in commissione l’emendamento sul terzo mandato ai sindaci per i Comuni superiori ai 15 mila abitanti. Avvertendo Salvini: “Se ne parlerà nell’Aula del Parlamento che è sovrana”.

Si spacca anche il Pd di Elly Schlein.

Che di fatto, votando no all’emendamento di Salvini, volta le spalle anche ai suoi sindaci. Quelli dei Comuni sopra i 15mila abitanti che chiedono di essere equiparati ai Comuni sotto i 15mila abitanti per i quali il CdM il 25 gennaio scorso ha dato via libera al mandato tris.

Tanto che Antonio Decaro, presidente Anci nazionale, sindaco Pd di Bari, propone di impugnare in Corte Costituzionale. E sottolinea: “La partita sul terzo mandato per tutti i Comuni non si chiude qui perché l’Anci non lascerà cadere questa battaglia, che abbiamo condotto sempre in maniera unitaria. I diritti degli elettori di 730 Comuni italiani sono finiti ostaggi di uno scontro di Palazzo”.

Energia popolare, l’area dem che fa riferimento al  presidente Pd Stefano Bonaccini, presidente Regione Emilia Romagna, punta il dito verso lo stesso Pd: “Non è stato rispettato l’impegno preso in direzione con il gruppo di lavoro”.

Un terzo mandato per il quale a fine gennaio scorso Matteo Biffoni, presidente Anci Toscana, sindaco Pd di Prato, aveva scritto a tutti i parlamentari toscani per sollecitare il loro impegno sul tema dei mandati dei sindaci. Con l’obiettivo di cancellare il divieto di essere eletti per la terza volta anche nei Comuni oltre i 15mila abitanti.

La commissione affari costituzionali del Senato ha bocciato la proposta  di Lega Salvini del terzo mandato per i governatori con il risultato di 16 voti contrari e 4 a favore. Contrari i voti di maggioranza Fratelli d’Italia e Forza Italia. E quelli di opposizione Pd, Movimento 5 Stelle e Avs. Italia Viva di Renzi a favore. Azione di Calenda non ha partecipato al voto.

La premier Meloni da Vespa commenta: “Non era nel programma e non è iniziativa di Governo”.

Sul terzo mandato bocciato, Salvini sottolinea: “Nessun problema di tenuta della maggioranza. I rapporti all’interno della coalizione sono ottimi e mi sembra che le divisioni siano più che altro a sinistra”.

Zaia, presidente Regione Veneto, Lega, tra i governatori a cui questa bocciatura chiude la strada per una ricandidatura: “Prendo atto del voto. La strada è ancora molto lunga”.

Il presidente nazionale Anci Antonio Decaro, a nome del Consiglio nazionale dell’associazione dei Comuni italiani che si è riunito a Roma: “La partita sul terzo mandato per tutti i Comuni non si chiude qui perché l’ANCI non lascerà cadere questa battaglia, che abbiamo condotto sempre in maniera unitaria. Dopo che, con il decreto Elezioni, è stato abolito il limite di mandati per i Comuni sotto i cinquemila abitanti e si è portato a tre il limite di mandati per i Comuni fino a 15mila ci è sembrato logico e inevitabile che la stessa questione si ponesse anche per gli ultimi 730 sindaci (soltanto 730 sul totale di quasi 8000 in tutta Italia!) rimasti con il limite dei due mandati, cioè quelli dei Comuni sopra i 15mila abitanti.

Adesso che viene riconosciuto quel diritto a tutti gli altri, la loro esclusione diventa una vera discriminazione. Ingiusta, incomprensibile e probabilmente incostituzionale, visto che altera la parità fra i cittadini sia per quanto riguarda l’elettorato attivo che l’elettorato passivo. Come Anci riteniamo che ci siano le condizioni per sollevare una questione di legittimità costituzionale delle norme attuali. E chiederemo ai Consigli delle autonomie locali di proporre alle proprie Regioni impugnativa alla Corte costituzionale”.

Poi il presidente Anci: “La permanenza del limite solo sopra la soglia dei 15mila abitanti è irragionevole e crea situazioni insostenibili, come quelle di Comuni di popolazione quasi identica, magari distanti pochi chilometri uno dall’altro, i cui elettori non avranno però lo stesso diritto di confermare o meno il proprio sindaco”.
“Noi abbiamo sempre seguito una linea assolutamente istituzionale nell’avanzare la nostra richiesta, con deliberazioni sempre assunte all’unanimità. Ma la risposta a questo nostro atteggiamento è stata deludente. Perché una scelta che dovrebbe essere dettata solo da valutazioni sul buon funzionamento del governo locale e sul rispetto di un diritto fondamentale del cittadino elettore è stata condizionata da una prova di forza fra tutti i partiti dell’arco costituzionale”.

“Così i diritti degli elettori di 730 Comuni italiani sono finiti ostaggi di uno scontro di Palazzo. L’opposto di quello che dovrebbe succedere. Questa è la politica che non guarisce dal proprio male e anzi lo aggrava, aumentando il distacco delle persone nei suoi confronti”.

© Riproduzione riservata

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