23.9 C
Firenze
giovedì 11 Giugno 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Scoperto nell’Oceano Indiano un vasto deposito di cetacei: lo studio dell’Università di Pisa pubblicato su Nature

Identificata una specie fossile finora sconosciuta alla scienza: battezzata Pterocetus diamantinae, riscrive la storia evolutiva dei mammiferi marini

PISA –  I ricercatori dell’Università di Pisa hanno contribuito alla scoperta del più profondo e vasto deposito di resti di cetacei attualmente noto. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature, mappa e analizza un sito che si estende per oltre 1.200 chilometri sul fondale dell’Oceano Indiano sud-orientale.

Le esplorazioni si sono concentrate nella Fossa Diamantina, una profonda depressione marina dove il batiscafo cinese Fendouzhe ha condotto diverse immersioni raggiungendo quote comprese tra i 4.600 e i 7.000 metri. L’area si è rivelata un bacino di accumulo naturale per gli scheletri di questi mammiferi, le cui carcasse si sono depositate nell’arco di oltre cinque milioni di anni. I resti più recenti, ancora in fase di decomposizione, offrono nutrimento a organismi specializzati che vivono ad alte profondità, capaci di ricavare materia organica direttamente dalle ossa e dall’ambiente circostante.

L’analisi dei reperti fossili è stata curata dai paleontologi Giovanni Bianucci e Alberto Collareta, attivi presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’ateneo pisano.

“La maggior parte dei resti scheletrici appartiene agli zifidi, cetacei che si immergono a grandi profondità per cacciare, ed è costituita soprattutto di rostri, cioè la parte anteriore del cranio, più resistente alla degradazione nel tempo”, ha spiegato Bianucci, precisando come la conservazione delle ossa sia stata favorita dalla formazione di una spessa incrostazione composta da ferro e manganese.

Tra i resti classificati figurano specie attuali, come il mesoplodonte di Bowdoin (Mesoplodon bowdoini) e quello di Layard (Mesoplodon layardii), affiancate da esemplari ormai estinti. Tra questi ultimi è stata identificata una specie fino ad oggi sconosciuta, denominata Pterocetus diamantinae in riferimento al luogo del ritrovamento.

A definire la linea del tempo di questo archivio sottomarino sono stati gli esami chimici. “Le datazioni basate sugli isotopi dello stronzio indicano che i resti delle specie ancora viventi sono i più recenti (da 1,2 milioni di anni fa a oggi), mentre quelli delle specie fossili risalgono a un intervallo compreso tra 2,4 e 5,3 milioni di anni fa”, ha aggiunto Collareta, confermando come il deposito continui ad alimentarsi ancora oggi.

L’indagine si inserisce nel programma internazionale di esplorazione delle fosse oceaniche noto come GHEP, un progetto mirato ad ampliare le conoscenze biologiche e geologiche tra i 6.000 e gli 11.000 metri di profondità. Il comitato direttivo dell’iniziativa, coordinata dall’Accademia Cinese delle Scienze, riunisce esperti da undici Paesi e vede l’Italia rappresentata dal professor Bianucci.

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Firenze
cielo coperto
23.9 ° C
25.8 °
23.1 °
49 %
3.6kmh
100 %
Gio
26 °
Ven
28 °
Sab
33 °
Dom
31 °
Lun
31 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS

Video news