ROMA – Il Pisa cede 3-0 allo Stadio Olimpico contro la Roma, punito da una tripletta di Donyell Malen e da alcune disattenzioni difensive. Nonostante la reazione dei nerazzurri, la supremazia giallorossa viene confermata dall’efficacia offensiva e dai gol di Malen. Al termine della gara sono intervenuti: Oscar Hiljemark, Calabresi, Gasperini
Le dichiarazioni di Oscar Hiljemark
“Sì, la situazione è pesante, lo sappiamo benissimo e ci dispiace soprattutto per i nostri tifosi. Tuttavia, vedendo i miei 25 ragazzi lavorare e scendere in campo tutti i giorni, non posso che essere molto orgoglioso di questa squadra. Se in questo momento devo fare un bilancio e guardare negli occhi i giocatori che ho a disposizione, provo un grande senso di orgoglio perché non mollano mai. Anche oggi hanno dimostrato una grande voglia di fare bene, di lottare e di mettere in campo una prestazione importante. Abbiamo avuto grandi occasioni per fare gol, ma è chiaro che non dobbiamo più regalare certe situazioni agli avversari, assolutamente non in questo modo. Ci sono tante cose positive da salvare e da cui ripartire per andare avanti in questa stagione, ma c’è ovviamente qualcosa che dobbiamo cambiare al più presto. Purtroppo, in questo periodo ci è capitato spesso di giocare delle buone partite senza però riuscire a portare a casa i tre punti. Alla fine, nel calcio, il risultato è l’unica cosa che conta davvero e su cui si può fare un commento oggettivo. Non direi che Malen sia un attaccante atipico per il nostro campionato; ci sono giocatori con caratteristiche simili anche da noi, basti pensare ad alcuni elementi del Napoli. Sicuramente la Serie A è un campionato diverso sotto tanti aspetti rispetto alle altre leghe europee, ma in questo momento Malen gioca in una squadra che esalta perfettamente le sue qualità. Lì ha molto spazio a disposizione e ha la possibilità di puntare costantemente il difensore nell’uno contro uno, che è senza dubbio una delle sue doti migliori. Il calcio è fatto anche di fisicità e adattamento. Forse qui ci sono situazioni in cui il gioco diventa duro e fisico, un po’ come accade in Inghilterra o in altri posti. Ma il calcio funziona così: in alcune squadre trovi l’ambiente perfetto per fare benissimo subito, in altre sei costretto ad adattarti, a migliorare aspetti diversi del tuo gioco o a cambiare modo di stare in campo. Indipendentemente da tutto questo, parliamo di un giocatore veramente molto forte. Io oggi ho visto una squadra che nel secondo tempo è entrata in campo con il piglio giusto e ha costruito più occasioni della Roma. Abbiamo creato i presupposti per fare gol e abbiamo dimostrato di essere una squadra vera, di alto livello. Questo, secondo me, è un segnale fondamentale per noi: in questo momento non dobbiamo mollare mai. So che ci sono state difficoltà in altre partite, ma non dimentichiamo che la squadra ha saputo tirare fuori grandi prestazioni anche contro avversari di spessore come la Juventus. Fino alla fine del campionato, l’unica cosa che conta davvero è non arrendersi mai. Mi è stata fatta spesso questa domanda sulle valutazioni in vista della prossima stagione. La verità è che in questo momento la salvezza è ancora un obiettivo possibile: non siamo sportivamente morti e non dobbiamo assolutamente pensare all’anno prossimo. Come ho già detto, io come singolo conto poco; ciò che conta davvero sono i ragazzi che lavorano duramente come squadra, i tifosi e la società. Il futuro ci sarà, ma ora dobbiamo pensare esclusivamente alla prossima partita. È il campo l’unico posto che conta. Pensiamo a fare le nostre prestazioni, diamo il massimo e poi, in estate, vedremo come sarà composta la squadra, chi rimarrà e chi andrà via, e se giocheremo in Serie A o in Serie B. Ma queste sono domande per il futuro. Adesso dobbiamo provare in ogni modo, con tutte le nostre forze, a conquistare questa salvezza”.
Le dichiarazioni di Arturo Calabresi
“Sono venuto qui a parlare con voi dopo una partita brutta e dolorosa, mosso da un forte senso di responsabilità, e sento di dover fare lo stesso oggi. Capisco la domanda sulle prospettive per questo finale di campionato, ma ci tengo a dire che stiamo attraversando un momento di grande difficoltà per tutti. Sono il primo a comprendere la delusione della nostra gente e la loro frustrazione, perché sono io il primo a provarla sulla mia pelle. Credo che in questo momento creare spaccature tra una lettura della situazione e un’altra sia sbagliato, perché onestamente rischia solo di generare confusione e incomprensioni. Penso che vada onorata la fatica che abbiamo fatto per essere qui oggi. Voglio affrontare la situazione nel modo più dignitoso possibile: mi prendo le mie responsabilità per la gara di oggi e per gli episodi che l’hanno condizionata. So benissimo che è doloroso ed è difficile, ma dobbiamo avere la forza di ricostruire e ripartire. E dobbiamo farlo con dignità: scavando dentro noi stessi, guardandoci negli occhi e tirando fuori quel qualcosa che, alla fine, deve comunque rivelarsi costruttivo per la squadra. Penso che la nostra stagione abbia avuto sempre una narrazione di un certo tipo: quella di non essere riusciti a concretizzare le opportunità che avrebbero potuto incanalare le partite in modo diverso. Al tempo stesso, abbiamo commesso degli errori che in questa categoria abbiamo scoperto di pagare a caro prezzo, proprio come stasera. Anche oggi gli episodi potevano girare in un’altra direzione, ma abbiamo sbagliato e siamo qui per assumerci le nostre responsabilità, non parlo solo a nome mio ma di tutta la squadra. Abbiamo imparato sulla nostra pelle che contro avversari così forti, se sbagli, fai una fatica tremenda a rientrare in partita; se in più non sfrutti le occasioni che ti capitano, diventa tutto ancora più difficile. In questa categoria serve tantissima qualità: bisogna concedere il minimo indispensabile e restare sempre mentalmente dentro la gara. In questo momento sono profondamente dispiaciuto, e lo dico veramente col cuore. Sento di poter parlare a nome di un gruppo che ha provato in tutti i modi a restare aggrappato a qualcosa, ma che purtroppo fino ad oggi non ci è riuscito. Per questo, sento il dovere di chiedere scusa a nome di tutti per ciò che ci è mancato finora. L’obiettivo adesso è poter finire la stagione nella maniera più dignitosa possibile: lo meritate voi, lo meritiamo noi e lo merita soprattutto la nostra gente”.
Le dichiarazioni di Gian Piero Gasperini
“Ci tengo a ribadire un concetto fondamentale che riguarda le decisioni prese in estate: abbiamo scelto i giocatori insieme. Non c’è stato neppure un singolo acquisto che io non abbia approvato o di cui non fossi a conoscenza prima del suo arrivo. Su questo aspetto voglio essere estremamente chiaro. Ho lasciato libertà di scelta alla società per quanto riguarda i giocatori che conoscevo meno, ma ho indicato in modo specifico due profili importanti per la mia idea di calcio. Fin dall’inizio, infatti, era determinante per me dare alla squadra un’identità e un punto di riferimento precisi. Per me la priorità assoluta era avere a disposizione gli elementi giusti per poter lavorare profondamente sui nostri concetti tattici, integrando poi il resto del gruppo. Ho sempre condiviso con voi, in totale trasparenza, la necessità di lavorare duramente. Abbiamo incontrato difficoltà enormi, sia prima che durante questo percorso. Purtroppo alcune dinamiche non sono andate come speravamo e c’è stato un inizio complesso, ma abbiamo sempre cercato di correggere il tiro. E voglio sottolineare una cosa: anche nei momenti di confronto più acceso o di fisiologico screzio, c’è sempre stata una totale condivisione d’intenti. Questo è un aspetto molto bello e costruttivo del nostro modo di lavorare. Se sapevo che altri tre allenatori avevano detto no alla Roma prima di me? Penso siano dinamiche assolutamente normali nel mondo del calcio. Le società fanno le loro valutazioni, sondano diversi profili e cercano l’allenatore più adatto. Per me non è un problema: io sono felicissimo della scelta che ho fatto e di essere qui. In tutte le squadre in cui ho allenato, la mia abitudine è sempre stata quella di indicare alla società i ruoli di cui abbiamo bisogno, piuttosto che fare nomi specifici. Indico un giocatore in particolare solo saltuariamente, in quei rari casi in cui ne sono fortemente convinto e so che l’operazione è economicamente e tecnicamente fattibile per il club. Anche perché il mio mestiere è fare l’allenatore, non lo scout: non vado in giro costantemente a visionare giocatori. L’arrivo di Malen è stato anche un colpo di fortuna, un’occasione di mercato che si è creata e si è chiusa nel giro di 24 ore. Parliamo di un giocatore straordinario. Il tema principale era capire se potesse giocare come attaccante centrale: era esattamente ciò che lui desiderava, e io ero assolutamente convinto che fosse quello il suo ruolo naturale. Quando vedi i giocatori dal vivo hai una percezione completamente diversa rispetto a quando li guardi in video. Solo allenandolo ti rendi conto veramente di quanto sia rapido, di quanto sia forte nel primo controllo palla e di come sappia calciare a rete. Ha una capacità di controllo orientato incredibile. Tutte queste caratteristiche gli hanno permesso di avere un impatto immediato, adattandosi in un attimo alle difficoltà della Serie A. Non sto facendo nessun ‘dribbling’ per eludere le domande. E di quale situazione da cui uscire stiamo parlando? Non scherziamo. Io mi baso sui fatti: ho una squadra che ha 30 punti in classifica, non c’è molto altro da aggiungere. Non è certo tutto da buttare o un disastro come si vuol far credere. A cominciare da sabato prossimo, scenderemo in campo per fare una grandissima partita contro un avversario forte nella rosa, forte come collettivo e forte per il momento che sta attraversando. Ma anche noi siamo un’organizzazione tosta e solida. Arrivare a questo scontro diretto essendogli comunque un punto davanti è per me un grande risultato. Affrontiamo una squadra da vertice, che gioca in Champions League e che ha da poco messo in bacheca l’Europa League. Quest’estate si sono rinforzati ulteriormente acquistando cinque giocatori importanti per completare la rosa e affiancarli a elementi di spessore come Retegui e Ruggeri. Conosco benissimo i valori e la forza di quella squadra. Misurarmi oggi con questa Atalanta è un po’ come quando, in passato, lottavamo contro le grandi corazzate come la Roma per arrivare in alto. Sapevamo che se fossimo riusciti a stare davanti a loro in classifica, avremmo avuto grandi chance di centrare i nostri obiettivi. Oggi il discorso è identico: se riesci a stare davanti a un’Atalanta così competitiva, hai grandi chance di arrivare fino in fondo”.



