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Strage di Ustica, Matteo Renzi: “Ho desecretato tutto nel 2014”

Il senatore toscano: "Appena diventato premier ho firmato l'atto. Se Amato ha ulteriori elementi li comunichi alle autorità preposte"

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Strage di Ustica, Matteo Renzi: “Ho desecretato tutto nel 2014”.

Il senatore toscano Matteo Renzi, ex presidente del Consiglio: “Nel 2014, appena diventato premier ho firmato l’atto per desecretare migliaia di carte, compresi i documenti di Ustica e oggi tutte le carte ufficiali italiane della vicenda sono a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Tutte! Ringrazio il sottosegretario Mantovano per averne correttamente dato conto”.

Poi il leader di Italia Viva, riferendosi alle dichiarazioni dell’ex premier Giuliano Amato sul disastro aereo del 27 giugno 1980, DC9 Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo,  costato la vita a 81 persone: “Chi rappresenta le Istituzioni deve dire la verità alle famiglie di 81 vittime innocenti. E la verità va detta nelle sedi istituzionali, non in una intervista. Amato pensa che siano stati i francesi? Porti le carte o le testimonianze e lavoriamoci subito tutti insieme”.

“Troppi sono i misteri di Ustica ancora da chiarire. Ma un rappresentante del Paese agisce togliendo il segreto e parlando con i documenti, non con le interviste. Se Amato conosce ulteriori elementi li deve immediatamente comunicare alle autorità preposte. Anzi: avrebbe già dovuto farlo. Ci sono state 81 vite spezzate, è devastante giocare ancora sulla pelle delle famiglie”.

Osserva Renzi: “Chi ha fatto il presidente del Consiglio sa che c’è un impegno delle istituzioni a parlare di certe cose con cognizione di causa. Il mio è un invito ad Amato. Prima di chiedere a Macron dica tutto quello che sa nelle sedi opportune. Altrimenti sembra un messaggio in bottiglia, con 81 morti non si fa”.

Sulla strage di Ustica  Giuliano Amato a La Repubblica: “La versione più credibile è quella della responsabilità dell’aeronautica francese, con la complicità degli americani e di chi partecipò alla guerra aerea nei nostri cieli la sera di quel 27 giugno. Si voleva fare la pelle a Gheddafi, in volo su un Mig della sua aviazione. E il piano prevedeva di simulare una esercitazione della Nato, con molti aerei in azione, nel corso della quale sarebbe dovuto partire un missile contro il leader libico: l’esercitazione era una messa in scena che avrebbe permesso di spacciare l’attentato come incidente involontario”.

“Gheddafi fu avvertito del pericolo e non salì sul suo aereo. E il missile sganciato contro il Mig libico finì per colpire il Dc9 dell’Itavia che si inabissò con dentro ottantuno innocenti – sottolinea. L’ipotesi più accreditata è che quel missile sia stato lanciato da un caccia francese partito da una portaerei al largo della costa meridionale della Corsica o dalla base militare di Solenzara, quella sera molto trafficata. La Francia su questo non ha mai fatto luce”.

 

© Riproduzione riservata

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