La Groenlandia è tornata nel radar strategico degli Stati Uniti, ma questa volta la partita non passa dalle ipotesi di acquisto dell’isola. Passa da un giacimento di terre rare nel sud del territorio autonomo del Regno di Danimarca, da una società quotata al Nasdaq e da una catena industriale che guarda fino alla Louisiana.
Il nome da seguire è Tanbreez. Si trova nell’area di Qaqortoq, nella parte meridionale della Groenlandia, abbastanza a sud da essere più accessibile di molti altri progetti artici, abbastanza a nord da ricordare quanto sia cambiata la geografia delle materie prime. Per decenni petrolio e gas hanno disegnato le mappe della sicurezza energetica. Oggi, accanto ai pozzi, ci sono miniere, concentrati, impianti di separazione e contratti di fornitura.
A guidare Tanbreez è Critical Metals Corp., società con base negli Stati Uniti e quotata al Nasdaq. Il gruppo ha annunciato di essere salito al 92,5% del progetto dopo il via libera del governo groenlandese al trasferimento di un’ulteriore quota del 50,5%. Il restante 7,5% era detenuto da European Lithium, che Critical Metals ha annunciato un accordo per acquisire in un’operazione da circa 835 milioni di dollari. Se l’intesa sarà completata, il gruppo arriverà al pieno controllo del progetto.
Tanbreez è considerato rilevante perché contiene terre rare pesanti, materiali usati in magneti permanenti, turbine eoliche, veicoli elettrici, elettronica avanzata, apparecchiature medicali e sistemi per la difesa. Non è ancora in produzione, ma è già entrato nella mappa delle risorse osservate da governi e industrie. Qui entra la Cina. Pechino mantiene una posizione dominante nelle fasi di lavorazione e raffinazione delle terre rare. Per Stati Uniti ed Europa, ogni progetto fuori dall’orbita cinese diventa quindi più di una miniera: diventa una possibile assicurazione industriale.
Negli ultimi giorni Critical Metals ha ottenuto anche il via libera del governo groenlandese all’acquisizione del 70% di 60° North Greenland ApS, società locale attiva in costruzione, esplorazione, logistica e supporto infrastrutturale. Non riguarda la proprietà del giacimento, ma serve a rafforzare la presenza operativa sul territorio. In Groenlandia, dove clima, distanze e infrastrutture condizionano ogni progetto minerario, la logistica è parte della miniera.
Dalla Groenlandia alla Louisiana, la rotta delle terre rare
La rotta che si intravede parte da una miniera nel Nord Atlantico e arriva ad Alexandria, in Louisiana. In mezzo ci sono concentrati di terre rare, navi, impianti di lavorazione, possibili finanziamenti pubblici e una domanda industriale che cresce con la transizione energetica e con le esigenze della difesa.
La U.S. Export-Import Bank ha inviato a Critical Metals una lettera d’interesse per un possibile prestito fino a 120 milioni di dollari destinato allo sviluppo di Tanbreez. Non è un finanziamento già erogato, ma segnala che il progetto è entrato nel perimetro degli strumenti pubblici americani legati alla sicurezza economica.
Alla parte finanziaria si aggiunge quella industriale. Critical Metals ha firmato un accordo decennale con Ucore Rare Metals per fornire fino a 10mila tonnellate l’anno di concentrato di terre rare pesanti da Tanbreez all’impianto di lavorazione in Louisiana. La struttura è sostenuta anche dal Dipartimento della Difesa statunitense e dallo Stato della Louisiana.
La sequenza racconta bene cosa significa oggi “controllare” una materia prima critica. Non basta possedere un giacimento. Serve sapere dove va il materiale, chi lo lavora, chi finanzia gli impianti, chi firma i contratti e quali industrie lo useranno. Nel caso Tanbreez, gli accordi disegnano una possibile catena: Groenlandia, Stati Uniti, settori avanzati.
Il progetto resta però lontano dall’essere una storia conclusa. L’acquisizione di European Lithium deve essere completata. Il possibile prestito della Exim Bank deve eventualmente diventare finanziamento effettivo. La produzione commerciale dovrà misurarsi con costi, autorizzazioni e condizioni operative difficili. In Groenlandia anche un giacimento promettente deve fare i conti con clima artico, distanze, trasporti, tutela ambientale e rapporti con le comunità locali.
Per Nuuk, Tanbreez non è soltanto una voce nelle strategie americane. È anche una questione interna. Le risorse minerarie possono portare investimenti, occupazione, infrastrutture e nuove entrate. Ma ogni progetto estrattivo si misura con territorio, pesca, comunità locali e rapporto con la Danimarca. La Groenlandia è autonoma nelle proprie scelte minerarie e guarda alle risorse naturali anche come a una leva economica.
Perché il dossier riguarda anche l’Europa
Per l’Unione europea, Tanbreez si trova in una zona grigia. La Groenlandia è parte del Regno di Danimarca, ma non fa parte dell’Ue. È un territorio autonomo associato all’Unione come Paese e territorio d’oltremare. Non è quindi una miniera europea, ma non è nemmeno un punto lontano dalla mappa politica di Bruxelles.
Il progetto arriva mentre l’Ue prova a rafforzare la propria autonomia sulle materie prime critiche. Con il Critical Raw Materials Act, Bruxelles ha fissato obiettivi al 2030 per aumentare estrazione, lavorazione e riciclo, e per ridurre la dipendenza da singoli fornitori esterni. L’obiettivo è mettere in sicurezza le filiere necessarie a industria verde, mobilità elettrica, difesa e tecnologie avanzate.
Tanbreez mostra quanto questa strategia sia concreta e complicata allo stesso tempo. Alcune risorse utili all’Europa si trovano in territori vicini, ma non pienamente dentro il suo spazio regolatorio e industriale. La Groenlandia è legata alla Danimarca, ma può attrarre capitali e accordi da partner esterni. Gli Stati Uniti, in questo caso, si muovono attraverso una società quotata, un possibile sostegno finanziario pubblico e un collegamento industriale con la Louisiana.
Non è necessariamente una dinamica contro l’Europa. Stati Uniti e Ue condividono l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalla Cina sulle materie prime critiche. Ma anche tra alleati la partita riguarda asset, contratti di fornitura, impianti e quote di valore lungo la filiera.
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