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Lotta all’Alzheimer e terapie non invasive: gli ultrasuoni frenano l’infiammazione cerebrale nello studio del Sant’Anna

Pubblicato su npj Acoustics (gruppo Nature), il lavoro dei ricercatori pisani in collaborazione con l'Imperial College London apre nuovi scenari nella cura delle patologie neurodegenerative

PISA – La battaglia contro le malattie neurologiche e degenerative, come il morbo di Alzheimer, si arricchisce di un nuovo, promettente capitolo scientifico basato sull’impiego non invasivo degli ultrasuoni. A dimostrarne l’efficacia nel frenare la neuroinfiammazione è un recente studio pubblicato sulle pagine della rivista scientifica npj Acoustics, appartenente al gruppo editoriale Nature.

Il lavoro porta la firma congiunta dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Imperial College London. L’équipe di studiosi ha concentrato la propria attenzione sul comportamento della microglia, un raggruppamento di cellule che agisce all’interno del cervello con funzioni del tutto assimilabili a quelle del sistema immunitario nel resto dell’organismo.

Il compito primario di queste cellule consiste nello scrutinare l’ambiente cerebrale, spazzando via detriti e potenziali minacce per coordinare una corretta risposta difensiva. Tuttavia, questa complessa macchina biologica presenta delle criticità: qualora l’azione della microglia perduri nel tempo con un’intensità eccessiva, si innesca una massiccia produzione di molecole a carattere pro-infiammatorio, un meccanismo che alimenta lo sviluppo e il peggioramento di svariate patologie a carico del sistema nervoso.

È in questo delicato equilibrio che interviene la sperimentazione del team pisano, inquadrato nel Regenerative Technologies Lab e formato dal ricercatore Andrea Cafarelli, dal professor Leonardo Ricotti e dal dottorando Francesco Iacoponi. Gli accertamenti condotti in sinergia con i partner britannici hanno infatti provato come l’esposizione a specifici parametri di ultrasuoni a bassa intensità sia in grado di agire da vero e proprio ‘modulatore’. Le onde acustiche riescono a placare la reazione delle cellule immunitarie cerebrali, abbattendo in maniera considerevole il rilascio di citochine e inibendo precisi ingranaggi molecolari legati all’infiammazione.

Una scoperta che traccia la rotta verso futuri approcci di neuromodulazione che non richiedano pratiche invasive per il paziente. A ribadire la portata dei risultati è intervenuto direttamente il ricercatore Andrea Cafarelli, dichiarando: “Con questo studio abbiamo osservato che gli ultrasuoni, se opportunamente controllati, possono modulare l’attività della microglia e ridurre la risposta infiammatoria nel cervello. Un risultato promettente per sviluppare strategie non invasive contro malattie neurodegenerative come l’Alzheimer”.

© Riproduzione riservata

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