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Iran, la proposta che Trump non accetta. Teheran: “La sua reazione non importante”

Doppia stroncatura incrociata tra Usa e Iran. Teheran boccia la ‘lista dei desideri’ degli Stati Uniti, come ha ribattezzato il memorandum di pace in una pagina avanzato da Washington la scorsa settimana. E Donald Trump boccia la bocciatura arrivata ieri, definendola su Truth social: “Totalmente inaccettabile”. L’Iran rincara rispondendo: “La sua reazione non è importante“. Risultato: situazione nel Golfo ancora in stallo, Stretto di Hormuz ancora chiuso, prezzi del petrolio di nuovo sopra i 100 dollari al barile, costi della guerra in aumento per tutti.

Per dare solo qualche dato, negli ultimi mesi i transiti giornalieri per Hormuz sono calati dell’89%, e ad oggi nei porti del Golfo risultano ferme merci per 23,7 miliardi dollari, secondo il report “Port Infographics”, realizzato da Assoporti e il centro studi Srm.

Ma perché a Trump le richieste di Teheran non piacciono?

Le condizioni iraniane

La risposta iraniana chiede la fine del blocco navale a Hormuz imposto agli Stati Uniti, il riconoscimento della sovranità sullo Stretto (libero prima della guerra), lo stop alla guerra con garanzie di non aggressione, il pagamento dei danni bellici, il rilascio degli asset congelati dagli Usa, la cancellazione delle sanzioni sul petrolio, la sicurezza nella regione e in Libano.

L’Iran ha offerto concessioni sul programma nucleare e sullo Stretto di Hormuz. Secondo il Wall Street Journal, che cita fonti informate, il Paese sarebbe disponibile a diluire parte delle sue scorte di uranio altamente arricchito e a trasferire il materiale restante in un Paese terzo (non negli Stati Uniti), purché con l’assicurazione che tale uranio venga restituito se i negoziati non andassero in porto. Teheran propone anche di sospendere l’arricchimento dell’uranio, ma per meno dei vent’anni richiesti dagli Stati Uniti, mentre non intende smantellare gli impianti e chiede l’avvio di negoziatiad hoc sul nucleare. 

Secondo il il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, citato da Al Jazeera, la risposta al piano di pace Usa è “generosa e razionale“. “Non abbiamo chiesto alcun privilegio, ma solo il rispetto dei legittimi diritti dell’Iran”.

“Dignità, saggezza e opportunità”

Oggi è stato il generale Mohammad Ali Jafari, ex comandante dei Pasdaran e ora capo del quartier generale culturale e sociale Baqiyatallah, a ribadire che finché le condizioni di Teheran non saranno accettate “non ci sarà spazio per nessun altro negoziato”, perché “con questo livello di sfiducia verso gli Stati Uniti, è naturale che il team negoziale debba stabilire condizioni che garantiscano tutti i diritti incontestabili dell’Iran”.

In un incontro con il comandante e gli alti ufficiali delle forze dell’ordine, il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, ha chiarito che il suo Paese, “pur mantenendo la diffidenza nei confronti del nemico, ritiene possibili i negoziati, da una posizione di dignità, saggezza e opportunità”. Se si raggiungesse un accordo in linea con le preoccupazioni della Guida Suprema e gli interessi del popolo iraniano, ha aggiunto, l’Iran rispetterebbe i propri impegni.

Da parte sua, il presidente Masoud Pezeshkian ha avvisato: “L’Iran non si piegherà mai al nemico”. E ha specificato: “Se parliamo di avviare colloqui, non significa che ci arrendiamo o ci ritiriamo, ma piuttosto che puntiamo a realizzare i diritti dell’Iran e a difendere con forza gli interessi nazionali”. 

Trump la pensa diversamente e lo ha fatto sapere su Truth: “Per 47 anni gli iraniani ci hanno preso in giro, ci hanno fatto aspettare, hanno ucciso la nostra gente con le loro bombe piazzate lungo le strade, hanno represso le proteste e, di recente, hanno sterminato 42mila manifestanti innocenti e disarmati, ridendo del nostro Paese, ora di nuovo grande. Non rideranno più!”.

Cina come garante

Il capo della Casa Bianca è atteso a Pechino mercoledì sera, per iniziare giovedì un incontro su cui tutti puntano gli occhi e rimandato a maggio proprio a causa dell’attacco all’Iran. Ci si aspetta che Trump eserciti pressioni” sul suo omologo cinese Xi Jinping proprio per la situazione in Iran.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ritiene che l’incontro sarà “l‘occasione per mettere in guardia contro qualsiasi misura incalcolabile o atto illegale da parte degli Stati Uniti, che continuerebbe a minare non solo la sicurezza e la stabilità regionale, ma anche la sicurezza economica globale”, ha aggiunto.

Teheran vede di buon occhio un eventuale ruolo di garante degli accordi di pace da parte del Dragone, come ha confermato tramite social dall’ambasciatore a Pechino, Abdolreza Rahman Fazli, che oggi ha anche dichiarato su X che l’Iran è pronto a sostenere il piano di pace in quattro punti di Xi .

L’iniziativa di Francia e Gran Bretagna

Quanto all’Europa, stamattina arrivando al Consiglio Affari esteri l’Alta rappresentante per la Politica Estera, Kaja Kallas, ha ribadito: “Sosteniamo una soluzione diplomatica tra Iran e Usa e siamo in contatto anche con i Paesi che mediano tra le due parti“, oltre che con I Paesi del Golfo, con i quali “condividiamo le stesse preoccupazioni”. Ma “americani e Iran stanno negoziando tra loro, e lì possiamo solo sostenerli, ma non possiamo davvero raggiungere un accordo per loro conto”.

Il ministro della Difesa britannico John Healey ieri sera ha annunciato che domani co-presiederà, con la sua omologa francese Catherine Vautrin, una videoconferenza con quaranta Paesi per “discutere e definire i loro contributi militari alla missione difensiva volta a riaprire e mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz quando le condizioni lo permetteranno”. “il nostro ruolo sarà di fare in modo che non ci accontentiamo di parlare ma che siamo pronti ad agire”.

Teheran nelle scorse ore ha replicato minacciando una “risposta decisiva e immediata“. Il portavoce del ministero degli Esteri, Easmaeil Baqaei, ha avvisato che gli europei “dovrebbero astenersi dal fare qualsiasi mossa che comprometterebbe i loro interessi”. E ha aggiunto: “Qualsiasi intervento nello stretto di Hormuz o nel Golfo Persico porterebbe a ulteriori complicazioni“.

La Francia ha precisato la propria posizione attraverso il presidente Emmanuel Macron, che ha chiarito che “non si è mai parlato di un dispiegamento” nello Stretto di Hormuz, pur essendo “pronto” a farlo, ma di una missione di sicurezza “in concerto con l’Iran”. Ha ribadito inoltre l’opposizione a “qualsiasi blocco, da qualunque parte provenga” e il rifiuto di “qualsiasi pedaggio, da qualunque parte provenga”, con l’obiettivo di “garantire la libertà di navigazione” del vitale passaggio marittimo.

Sul piano italiano, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha distinto tra un eventuale avvicinamento delle navi e una missione diretta su Hormuz. “Un conto è far avvicinare le navi e un altro è dirigerle direttamente verso Hormuz. In quest’ultimo caso, servirebbe prima l’approvazione di una nuova missione, che prevede prima la tregua, poi una cornice giuridica e infine l’autorizzazione parlamentare. Un altro conto è fare avvicinare le navi: non sarebbe una missione Hormuz, ma un altro tipo di missione che si configurerebbe all’interno di altre missioni. In questo senso mi sono state prospettate dallo Stato maggiore una serie di ipotesi, tra queste Gibuti. In ogni caso ne parleremo con il Parlamento da mercoledì”.

Politics

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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