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Perché Putin vuole Gerhard Schröder per parlare con l’Ue

Dopo aver aperto a colloqui con l’Unione europea e fatto capire che la guerra con Kiev potrebbe volgere al termine, Vladimir Putin ha fatto un passo avanti e ha indicato anche con chi vorrebbe parlare: l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. Ma perché proprio lui?

Chi è Gerhard Schröder

Il leader russo vuole Schröder perché sarebbe, dal suo punto di vista, un interlocutore “europeo” ma non realmente ostile a Mosca. La scelta non sembra neutrale: serve a spostare l’eventuale dialogo Ue-Russia su un terreno più favorevole al Cremlino. Schröder, oggi 82 anni, è considerato da Putin un interlocutore affidabile, in virtù di un rapporto anche personale di lunga data.

Il tedesco, membro dei socialdemocratici, è stato cancelliere tedesco dal 1998 al 2005 e, subito dopo la fine del mandato, ha assunto ruoli importanti in progetti energetici russi, tra cui Nord Stream (società controllata dal gruppo energetico Gazprom ) e Rosneft. Rapporti che lo hanno reso una figura molto controversa in Germania e in Europa. Nel 2021 ha promosso la creazione di una fondazione ‘Clima e ambiente MV (Stiftung Klima- und Umweltschutz MV)’ che oggi è accusata di essere stata un mezzo per aggirare le sanzioni a Mosca.

Sulla questione è in corso un’indagine partita nel 2022 e condotta da una commissione d’inchiesta parlamentare ad hoc istituita dal Land Meclenburgo-Pomerania. La relazione finale è attesa nel 2026.

C’è poi il rifiuto dell’ex cancelliere di condannare l”Operazione speciale’ russa, ampiamente criticato anche dal suo stesso partito (che peraltro è partener di minoranza nella coalizione dell’attuale cancelliere Friedrich Merz). Negli ultimi mesi, in un editoriale Schröder ha definito l’invasione russa dell’Ucraina come contraria al diritto internazionale, ma ha specificato di essere “contrario a demonizzare la Russia come nemico eterno”.

Una proposta che può dividere

La proposta insomma può servire a dividere l’Europa, anche perché l’apertura a parlare non sembra accompagnata da un ammorbidimento delle condizioni del capo del Cremlino per porre fine alla guerra in Ucraina. Un funzionario tedesco citato da Reuters parte di una serie di aperture “fasulle” mirate proprio a frammentare l’alleanza occidentale tra chi vuole mantenere una linea dura e chi considera utile un canale diplomatico.

La Germania, in imbarazzo, ha sottolineato che ogni eventuale colloquio tra Ue e Russia dovrebbe essere coordinato con gli Stati membri e con Kiev. Anche l’Ucraina ha respinto la candidatura di Schröder.

“Il governo continua a impegnarsi per le trattative. La Russia sa molto bene quali sono i possibili interlocutori in Europa” ha detto il portavoce del cancelliere tedesco Merz. “L’Europa è pronta”, ha aggiunto senza fare nomi.

Che la condizione di avere Schröder come negoziatore non sia pacifica per l’Ue è palesato dalle parole dell’Alta rappresentante Ue per la politica estera dell’Ue Kaja Kallas, che lo ha definito un ex “lobbista di alto livello” per aziende statali russe e ha detto che, con lui, Putin avrebbe qualcuno “da entrambi i lati del tavolo”.

Ma in Europa negli ultimi mesi sono cresciute le voci, anche di alto profilo, che pur non essendo filo-russe ritengono necessario riprendere a parlare. Lo stesso presidente del Consiglio António Costa venerdì scorso ha affermato di credere che ci sia “potenziale” per negoziare con Putin. I motivi di tale apertura sono molto concreti: evitare che Putin e Trump decidano da soli il futuro dell’Ucraina. Ma non tutti sono d’accordo.

Tajani: “Il negoziatore lo sceglie l’Europa”

Le divisioni possibili a livello europeo dunque sono di due livelli: innanzitutto sull’opportunità di tornare ad avere contatti con Putin, e poi su chi dovrebbe rappresentare il blocco: i motivi per cui Putin gradirebbe Schoreder come negoziatore sono esattamente gli stessi per cui l’Ue non lo vedrebbe come imparziale. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha toccato oggi un altro punto importante, affermando che il negoziatore lo sceglie l’Europa. “Sarà una decisione presa collegialmente dai 27 Paesi dell’Ue, ma intanto dobbiamo vedere se la Russia vuole veramente la pace, io lo spero”, ha detto, definendo anche “prestigioso” il nome, eventuale, di Costa.

In effetti, negoziare facendosi imporre chi tratta a nome tuo non è il miglior modo per iniziare delle trattative.

Perché Putin ha deciso di parlare con l’Ue

Ma a monte, perché Putin vuole parlare con l’Europa? I motivi sono diversi, riassumibili in una parola: ‘stallo’: il quadro diplomatico e quello militare infatti non consentono a Putin, almeno per ora, una soluzione rapida alle sue condizioni.

Nello specifico, i colloqui con gli Stati Uniti sono nelle impasse sui nodi principali, in particolare sul Donetsk e sulla centrale di Zaporizhzhia, mentre Washington appare assorbita dalla crisi da lei stessa aperta in Medio Oriente con l’attacco all’Iran.

Nemmeno sul terreno la guerra offre una svolta decisiva favorevole al Cremlino: le truppe russe non sono riuscite a conquistare l’intera regione del Donbass e non stanno avanzando, anzi quest’anno hanno subito un rallentamento. Secondo le stime dell’Institute for the Study of War, fonte occidentale molto usata per il monitoraggio del conflitto, le forze russe hanno perso il controllo di 116 km² nell’aprile 2026.

“Il ritmo di avanzata russo sul campo di battaglia è in costante calo dal novembre 2025”, a causa dei “continui contrattacchi di terra e degli attacchi a medio raggio ucraini, del blocco, nel febbraio 2026, dell’utilizzo dei terminali Starlink in Ucraina e la limitazione di Telegram da parte del Cremlino”, che “hanno esacerbato i problemi preesistenti all’interno delle forze armate russe”, spiega l’Istituto.

Che Putin non stia vincendo lo dimostra anche la tregua di 72 ore mediata dagli Usa in occasione delle celebrazioni del Giorno della Vittoria, largamente ridimensionata dal leader russo – cancellazioni in varie città, nessuna sfilata di carri armati per Mosca – per paura di attacchi con droni da parte ucraina.

Combinando tutto ciò con l’insoddisfazione dei cittadini, con l’enorme numero di russi morti o feriti al fronte, con l’inflazione galoppante e l’economia in crisi, e non da ultimo con una crescente paranoia da parte di Putin per la propria sicurezza personale, sembra che il leader del Cremlino voglia testare una via alternativa (dopo aver ripetutamente escluso l’Ue) per uscire dal pantano in cui si trova. Ma alle sue condizioni.

Politics

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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