Via libera dai ministri degli Esteri dell’Unione europea all’accordo politico per imporre sanzioni contro i coloni israeliani ritenuti responsabili di violenze contro civili palestinesi in Cisgiordania. La decisione è arrivata al Consiglio Affari Esteri, dopo mesi di stallo, grazie al venir meno del veto dell’Ungheria, che finora aveva bloccato le misure. Per l’ok, infatti, era necessaria l’unanimità dei Ventisette. L’intesa prevede anche nuove sanzioni contro esponenti di Hamas.
Non ha invece raggiunto il quorum necessario la misura economicamente più di peso tra quelle discusse, ovvero la proposta di introdurre dazi o restrizioni commerciali sui prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani.
Normalmente, le misure restrittive europee prevedono il congelamento dei beni nell’Unione e il divieto di ingresso nei Paesi membri. Al momento non è ancora stato pubblicato l’elenco definitivo dei soggetti coinvolti, ma dovrebbe trattarsi di tre coloni e quattro organizzazioni legate al movimento degli insediamenti.
Da mesi diversi governi e istituzioni denunciano l’aumento delle violenze in Cisgiordania da parte di gruppi di coloni radicali e l’espansione degli insediamenti israeliani in territori considerati occupati secondo il diritto internazionale.
Sanzionati anche esponenti di Hamas
Ad annunciare l’accordo è stato il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che ha parlato di una decisione importante e di una situazione sbloccata dopo mesi grazie al nuovo governo di Budapest. Tajani ha richiamato il moltiplicarsi della violenza da parte dei coloni, oltre a episodi offensivi verso la religione cattolica, come l’aggressione a una suora e il blocco della messa nella domenica delle Palme.
Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha invece insistito in particolare sulla necessità di colpire i principali leader di Hamas, responsabile del massacro del 7 ottobre 2023. Secondo Barrot, il movimento deve essere disarmato ed escluso da qualsiasi partecipazione al futuro della Palestina.
Kallas: “Era il momento di passare alla decisione”
Resta dunque aperta l’ipotesi di limitare gli scambi legati ai prodotti degli insediamenti. Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha confermato che il tema è stato discusso e che ora si lavorerà con la Commissione per individuare una soluzione. Per la capa della diplomazia europea, “era giunto il momento di passare dalla situazione di stallo alla decisione“.
Israele: “Decisione politica arbitraria”
La reazione del governo israeliano è stata immediata. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha respinto con fermezza la decisione europea, definendola su X “arbitraria” e “priva di fondamento”. “Oltraggioso è anche il paragone che l’Ue ha scelto di fare tra cittadini israeliani e terroristi di Hamas, un’equivalenza morale completamente distorta. Israele ha sempre difeso il diritto degli ebrei a stabilirsi nel cuore della nostra patria”, ha continuato.
Secondo il ministro israeliano, “nessun altro popolo al mondo ha un diritto alla propria terra così documentato e consolidato come quello del popolo ebraico alla Terra d’Israele”. Un diritto “morale e storico, riconosciuto anche dal diritto internazionale, e nessun soggetto può sottrarlo al popolo ebraico”, ha detto ancora. La decisione presa oggi dai ministri europei è dunque bollata come il tentativo “inaccettabile di imporre opinioni politiche attraverso le sanzioni”.
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