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Livorno, ponte mobile collassato: dal rattoppo stradale a quello mediatico

Tempi lunghi sulla riparazione del pistone e scarsa fattibilità del nuovo ponte: senza il Mit non si va da nessuna parte. L'AdSP per il momento dà pochi segni di reattività

LIVORNO – La situazione del porto di Livorno non è buona, e neppure quella per l’indotto economico del Canale dei Navicelli.

Dopo il cedimento del ponte mobile che collega la Darsena Toscana alla FiPiLi c’è stata una corsa contro il tempo per ripristinare la situazione, ma di fatto siamo di fronte a un doppio rattoppo: sia fisico sia mediatico.

La viabilità è stata ripristinata, ma con un tonnellaggio quasi simbolico: adesso al posto di un tir ci può passare poco più di un camioncino (mezzi entro 3,5 tonnellate come previsto dall’atto dirigenziale 796/2026). Tutto ciò nell’attesa della realizzazione del nuovo pistone che consentirà non solo il ripristino del transito a pieno carico, ma anche l’accesso al mare/canale per le navi destinate al Canale dei Navicelli.

Il problema molto serio è che bisogna realizzare un pezzo su misura (quindi anche da ingegnerizzare), che poi dovrà essere collaudato.

La promessa che tutto ciò avverrà in 12 giorni suona molto poco realizzabile, ed il rischio è che ci voglia un mese od oltre.

Un mese (stima secondo noi ottimistica) nel quale oltre 1000 camion il giorno che trasportano e smistano i contenitori scaricati nella principale banchina della Toscana, dovranno fare un altro percorso.

E, sempre nell’attesa, i cantieri dell’area Pisana dovranno riprogrammare entrate, uscite e modalità di rifornimento dei semilavorati.

In attesa della sistemazione del ponte c’è poi il secondo rattoppo, quello mediatico.

La Regione ha rilanciato a tamburo battente l’idea (questa è) di un nuovo viadotto sullo scolmatore. Peccato che ci siano due ordini enormi di problemi tra la messa in pratica di un disegno e la sua costruzione: i tempi e il suo finanziamento effettivo (spoiler: senza l’aiuto del ministero dei trasporti non si riuscirà a far nulla).

Facendo un paragone con altre opere ancora in alto mare, a Livorno lo scavalco del ponte ferroviario non ha visto ancora la luce, anche se è progettato da molti da anni e seguito dai tecnici della locale Autorità di sistema portuale

Pensare quindi che la Regione, con tutta la buona volontà progetti, ottenga le autorizzazioni e metta a gara la struttura entro un anno è quindi un sogno.

Anche da un punto di vista contabile appare un azzardo sostenere che si possano stornare 40 milioni di euro dai fondi regionali destinati alla Darsena Europa.

Alcune delle opere della Darsena Europa sono state già appaltate e c’è un mutuo con la Banca Europea degli Investimenti (Bei).

Non è quindi pensabile di poter spostare somme che cambierebbero l’assetto finanziario dell’investimento, la sua copertura e forse persino la liquidità per la prosecuzione delle opere già iniziate (per tacere dell’adeguamento dei costi tra progetto e realizzazione).

In tutto ciò l’Autorità di Sistema Portuale, guidata dal solo presidente piemontese Davide Gariglio, si vede ben poco: non risulta abbia convocato tavoli tecnici o manifestato di voler stare in prima linea nella governance della vicenda.

Il presidente ieri era a Verona a un evento sindacale. La governance alla locale AdSP è zoppa da mesi, e invece di nominare il segretario generale, si è deciso di mandare la palla in angolo in attesa di curriculum, in stile M5S.

Se, come sembra, questi 40 milioni per il nuovo ponte sullo scolmatore rimarranno un bel rattoppo mediatico, forse è bene essere consapevoli che i soldi per l’opera e le competenze tecniche per velocizzare li potrà mettere solo il ministero dei trasporti. L’unico ente ad avere i fondi per farlo.

L’impressione è però che sul capitolo delle infrastrutture, i toni della Regione Toscana col ministero siano più improntati sui ‘distinguo’ e a tratti in polemica; ciò col risultato che – più che costruirne – si vada chiudendo ponti (relazionali) che invece andrebbero non solo progettati, ma anche (ri)costruiti.

Un segnale in tal senso da tutti i portatori di interessi c’è stato: il Pd chiede dialogo e integrazione col sistema logistico regionale e nazionale; Confindustria chiede riflessioni più ampie, condivisione e tempestività.

© Riproduzione riservata

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