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Le cause geologiche, le repliche e i precedenti storici: lo studio dell’Ateneo pisano sul terremoto del 4 agosto

Il gruppo di Sismologia dell'Università di Pisa ha diffuso l'analisi tecnica sulla scossa di magnitudo 4.1 registrata martedì 4 agosto

PISA – Nella mattinata di martedì 4 agosto, alle ore 10,15, la provincia di Pisa è stata interessata da un evento sismico avvertito distintamente dalla popolazione. A distanza di poche ore, il gruppo di Sismologia del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, coordinato dai ricercatori Francesco Grigoli, Giacomo Rapagnani ed Emanuele Bozzi, ha diffuso i risultati dell’analisi tecnica relativa alla scossa principale e alle successive repliche.

L’epicentro è stato individuato in prossimità della fascia costiera, a pochi chilometri a sud-ovest dal capoluogo, con un ipocentro situato a circa 9 chilometri di profondità. La magnitudo momento stimata dagli esperti è pari a 4.1. In base ai dati del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani, la zona colpita non è solitamente caratterizzata da un’elevata sismicità. A livello storico, l’unica grande eccezione nota per questa specifica area è rappresentata dal terremoto di Orciano Pisano del 14 agosto 1846, che raggiunse una magnitudo stimata di 6.0.

Sotto il profilo geologico, il movimento tellurico del 4 agosto è stato generato dall’attivazione di una struttura distensiva sepolta al di sotto della pianura pisana. I dati delineano un meccanismo di tipo normale, associato a una lieve componente trasversale: un comportamento che i sismologi definiscono del tutto coerente con le caratteristiche tettoniche del territorio toscano.

Per calcolare questi parametri, gli studiosi si sono avvalsi di tecniche avanzate che analizzano direttamente le forme d’onda registrate dalle stazioni situate entro un raggio di 120 chilometri, senza richiedere l’elaborazione manuale dei tempi di arrivo. Le rilevazioni sono state rese possibili dalla rete sismica dell’Ateneo pisano, le cui strumentazioni sono state acquisite dal Cisup tramite i fondi del progetto Pnrr Etic, per poi essere incrociate con i dati provenienti dai sensori dell’Ingv e dell’Università di Genova.

Nelle ore successive alla prima scossa, i sismografi hanno registrato una decina di repliche di minore entità, tutte concentrate nella medesima area e alla medesima profondità. Secondo i ricercatori, si tratta di un’evoluzione ordinaria per questo tipo di sequenze.

Attualmente, l’allineamento degli ipocentri suggerisce una disposizione sull’asse nord-sud, ma il numero limitato di scosse non permette ancora di individuare con certezza quale sia l’esatto piano di faglia coinvolto. A causa della scarsità di stazioni di rilevamento nell’area epicentrale, risulta inoltre complesso tracciare i micro-terremoti con i metodi tradizionali. Per ovviare a questo ostacolo, nei prossimi giorni il team dell’Università applicherà metodologie di analisi innovative, sviluppate internamente al gruppo di ricerca. Questi nuovi strumenti consentiranno di localizzare in modo relativo anche le scosse più lievi, con l’obiettivo di ottenere una ricostruzione completa e definire con precisione la geometria della struttura che ha originato il sisma.

© Riproduzione riservata

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