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Lutto nel mondo della sanità per la scomparsa a 81 di Gian Franco Gensini

Ordinario di medicina interna e cardiologia è stato preside della facoltà di medicina e chirurgia dell’università di Firenze

LUCCA – “Con la scomparsa di Gian Franco Gensini perdiamo un maestro, un riferimento autorevole e una figura che ha segnato profondamente la comunità medica. Alla sua famiglia va il nostro pensiero più sincero e partecipe”. A dirlo è Pietro Dattolo, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Firenze, ricordando Gian Franco Gensini, già ordinario di medicina interna e cardiologia e preside della facoltà di medicina e chirurgia dell’università di Firenze, scomparso a meno di un mese dal suo 81esimo compleanno a Careggi.

“Ricordare Gensini significa ripercorrere un pezzo di storia della medicina fiorentina, ma per chi lo ha conosciuto da vicino significa soprattutto il racconto di un incontro che cambiava prospettiva. C’era inizialmente quella naturale soggezione che si prova davanti al preside di Facoltà: una figura solenne, quasi ieratica. Lo vedevi muoversi tra le aule di Careggi con passo deciso – ricorda Dattolo – sempre impeccabile, simbolo di una medicina che è prima di tutto rigore e dedizione assoluta”.

“Eppure, per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo oltre il ruolo, emergeva qualcosa di ancora più grande del suo curriculum straordinario: una curiosità irrefrenabile che non lo ha mai abbandonato. Da ultimo, studiava, approfondiva, si appassionava alla medicina digitale e all’intelligenza artificiale con l’entusiasmo di un neolaureato, convinto che il futuro della cura passasse per l’innovazione tecnologica, ma sempre senza perdere di vista l’uomo. Questa capacità di coniugare visione e umanità – sottolinea Dattolo – è ciò che più resterà di lui”.

“Gensini poteva apparire all’esterno freddo – prosegue il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Firenze – ma in realtà sapeva essere un interlocutore capace di ascolto e coinvolgimento sorprendenti, pronto a valorizzare le idee dei più giovani e a offrire consigli con una saggezza ironica e sottile che era il suo tratto distintivo. Nel suo percorso Gensini ha saputo costruire relazioni e collaborazioni profonde: personalmente ho avuto la fortuna e l’onore di lavorare con lui, così come con Antonio Panti, altra figura indimenticabile della medicina fiorentina e toscana. Insieme hanno rappresentato un riferimento solido per tutta la nostra comunità professionale, contribuendo alla crescita della sanità sul territorio con competenza e visione”.

“Ci mancherà la sua visione lungimirante, la sua capacità di guardare oltre l’orizzonte del presente, ma soprattutto ci mancherà quella sintesi perfetta tra l’autorità del maestro e l’umanità del compagno di viaggio. Se ne va un gigante – conclude Dattolo – ma resta il calore di un uomo che ha insegnato a tutti noi che non c’è vera scienza senza un briciolo di cuore. Buon viaggio, professore”.

Cordoglio anche dal governatore Eugenio Giani: “L’ho conosciuto molti anni fa – ricorda Giani – quando era all’inizio della sua luminosa carriera e ne ho apprezzato, da subito, le doti di equilibrio e pacatezza di cui ha sempre fatto tesoro nei lunghi anni in cui ha saputo rappresentare un faro per l’Azienda ospedaliero universitaria di Careggi ma, più in generale per tutta la sanità toscana. Con lui perdiamo un punto di riferimento ed un patrimonio davvero inestimabile”.

“Non si possono dimenticare la sua capacità di ascolto e la sua umanità, con cui sapeva accompagnare anche le decisioni più difficili. Il professor Gensini non era solo un grande clinico e organizzatore, ma una persona che metteva al centro la dignità del paziente e il valore delle persone che lavoravano accanto a lui. Tutta la comunità toscana, non solo quella sanitaria, perde una guida discreta e autorevole. Un commosso abbraccio ai suoi familiari e a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incrociare il suo cammino”.

“Il professor Gensini – queste le parole dell’assessora Monia Monni – si è spento stamani nel suo ospedale i cui corridoi ha attraversato per una vita intera, prima come medico, poi come docente e infine come punto fermo per chiunque a Firenze e non solo abbia avuto a che fare con la medicina. A Careggi ha guidato la cardiologia e l’area cardiovascolare, lasciando un’impronta che ancora oggi si riconosce nel lavoro quotidiano dei reparti. È stato preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Firenze, accompagnando la formazione di intere generazioni di mediche e medici che oggi operano nei servizi sanitari. Ha dato vita al Centro italiano di Evidence based medicine e alla Società italiana di medicina digitale e telemedicina, portando dentro la cura un’idea più rigorosa di conoscenza e una visione aperta all’innovazione tecnologica, quando ancora non era una direzione scontata”.

“Molto di ciò che oggi consideriamo strutturato – ha concluso l’assessora Monni – porta anche la sua traccia, spesso silenziosa ma concreta. A chi ha lavorato con lui resta un modo di fare medicina, un’impostazione che unisce metodo e responsabilità. A chi lo ha conosciuto resta una presenza che ha segnato percorsi professionali e umani. Alla sua famiglia e a tutte le persone che gli sono state accanto va il mio pensiero. Grazie professore“.

© Riproduzione riservata

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