Un’esplosione in una fabbrica di fuochi d’artificio ha seminato morte e distruzione a Liuyang, nella provincia dello Hunan, nella Cina centrale. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di oltre 20 morti e più di 60 feriti. Le operazioni di ricerca e soccorso sono in gran parte concluse, ma l’identificazione delle vittime è ancora in corso.
Cosa è successo
L’esplosione è avvenuta nel pomeriggio di lunedì, intorno alle 16,43 ora locale, nella fabbrica Huasheng Fireworks Manufacturing and Display Company. La deflagrazione principale è stata seguita da una serie di esplosioni secondarie, mentre un’enorme nube di fumo si alzava nel cielo visibile a chilometri di distanza. I video diffusi sui social media hanno mostrato la violenza del disastro, con immagini successive riprese da droni che hanno rivelato edifici ridotti a macerie fumanti, alcuni ancora in piedi ma privi di copertura.
Più di 480 soccorritori sono stati inviati sul posto per le operazioni di ricerca tra le macerie. Gli abitanti delle zone circostanti sono stati evacuati in via precauzionale.
Le responsabilità e le indagini
La polizia ha fermato i vertici dell’azienda. Le autorità stanno indagando per accertare le cause della deflagrazione. Il sindaco di Changsha, Chen Bozhang, ha confermato che le operazioni di soccorso sono in gran parte concluse, ma che la verifica del numero esatto delle vittime richiederà ancora tempo.
Il presidente cinese Xi Jinping ha chiesto di fare ogni sforzo per curare i feriti, cercare i dispersi e assicurare i responsabili alla giustizia.
Un territorio ad alto rischio
L’episodio non è isolato. Liuyang è la capitale mondiale dei fuochi d’artificio: produce circa il 60% di quelli venduti in Cina e il 70% delle esportazioni globali del settore. Gli incidenti industriali sono purtroppo frequenti in questa area e più in generale nel comparto pirotecnico cinese, dove le norme di sicurezza sono storicamente poco rigide. Solo l’anno precedente, un’altra esplosione in una fabbrica dello Hunan aveva causato la morte di nove persone.



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