Accordo Italia-India sugli infermieri e nuove richieste per affrontare la carenza di personale sanitario in Italia. La rete associativa composta da Amsi, Umem, Aiscnews e dal movimento Uniti per Unire ha accolto positivamente l’intesa tra i due Paesi che punta a facilitare l’arrivo e l’inserimento professionale degli infermieri indiani nel Servizio sanitario nazionale.
L’accordo prevede procedure semplificate per il riconoscimento di alcuni titoli professionali, percorsi di formazione linguistica e tecnica e un coordinamento istituzionale tra Italia e India per favorire il reclutamento dei professionisti sanitari. Una misura che arriva mentre il sistema sanitario continua a fare i conti con una carenza stimata di oltre 60mila infermieri e con il potenziamento delle strutture territoriali previste dal Pnrr.
Secondo il professor Foad Aodi, medico fisiatra e presidente di Amsi, è necessario trasformare le misure emergenziali adottate negli ultimi anni in una strategia stabile e strutturata. “Da oltre vent’anni chiediamo di ridurre i tempi necessari per il riconoscimento dei titoli professionali sanitari. Procedure troppo lunghe rischiano di spingere professionisti qualificati verso altri Paesi europei”, spiega Aodi.
La rete associativa sottolinea anche la necessità di regolarizzare i professionisti stranieri già presenti in Italia e impiegati nelle strutture sanitarie. L’obiettivo è garantire percorsi chiari di stabilizzazione, iscrizione agli Ordini professionali e valorizzazione delle competenze maturate sul campo.
Nel documento viene evidenziato inoltre il tema della cooperazione internazionale. Gli infermieri indiani vengono definiti “professionisti molto preparati e richiesti nei sistemi sanitari internazionali”, motivo per cui Amsi e Umem chiedono accordi strutturati tra università, ministeri e ospedali dei due Paesi per assicurare qualità formativa, trasparenza delle procedure e tutela dei pazienti.
L’appello rivolto al Governo e al ministero della Salute punta anche a contrastare la fuga di professionisti all’estero e le dimissioni dal settore pubblico. Secondo la rete associativa servono investimenti sulle risorse umane, migliori condizioni di lavoro e una riduzione della burocrazia che rallenta l’inserimento dei professionisti sanitari qualificati.
Tra le priorità indicate dalle associazioni figurano il superamento definitivo delle misure emergenziali introdotte durante la pandemia, la stabilizzazione dei professionisti già attivi in Italia e il rafforzamento degli accordi bilaterali con i Paesi che formano personale sanitario altamente qualificato.



